GODSAVETHEGIRLS… e la Fantavita degli uomini.

di LAURA

Era il lontano 2001 quando da entusiasta adolescente intraprendevo la fangosa, ghiaiosa, sterrata e tortuosa strada delle prime esperienze con i ragazzi. I primi appuntamenti nel parco (oggi è a casa di lui), al cinema (oggi è a casa di lui), a pranzo invitata dai genitori con contorno di fratelli e zie di passaggio (oggi è a pranzo a casa di lui senza genitori né comparsate parentali ficcanaso). Ancora non sapevo a cosa mi stavo affacciando, ignoravo il mondo maschile e le sue piccole tignose manie comportamentali.
Arrivò la prima estate insieme. Le occhiaie al mattino di lui, i suoi week end al mare senza metter piede sulla spiaggia, le serate con gli amici senza femmine tra i piedi… tutto tornava. Già all’epoca l’esemplare maschile adolescente dava chiari segnali di una natura singolare e di una profonda incompatibilità con il mio mondo.

E poi apparvero di colpo draghi, carte, stregoni, pozioni. Quante di voi hanno almeno una volta sentito nominare dal proprio fidanzato (o nel migliore dei casi EX fidanzato) il gioco- perditaditempo per ragazzi-Magic. Per anni, le loro estati intere vennero dedicate ad un mondo fittizio inesistente fatto di fantastici e terribilmente inutili discorsi circa l’impossibilità di raggiungere il Lago del nord, la necessità di trasformarsi nel drago ,e perché no, Merlino che tornava da Onolulu.
Ed era solo l’inizio. Passano gli anni, si cresce e… no. Ricominciamo. Passano gli anni e no, non si cresce affatto, anzi si peggiora. A fine agosto i nostri volti rilassati e senza rughe sono solo un ricordo, e l’ultimo we della stagione estiva già sentiamo il peso di questo ingombrante elefante rosa che si mette tra noi e il nostro fidanzato. E’ inutile farne colpa agli amici di lui, deliziosi disoccupati fancazzistiLa stagione del Fantacalcio è tornata e pesa inesorabile sulle nostre teste impeccabilmente shatushate.

C’è chi ne fa una questione disturbo ossessivo-compulsiva, chi incolpa una precoce sindrome da Peter Pan, chi ne fa una questione di intelligenza. Ma quello che gli uomini non hanno capito è che a noi non importa che lui butti i suoi risparmi in un torneo che, tra l’altro, non ha mai vinto né vincerà mai una sola volta nella sua sconsolata esistenza (trovatemene uno che ha davvero vinto o uno al quale, a sconfitta appurata, non roda il chiccherone a pagare la quota prevista), né che con gli amici passi nottate intere ad accaparrarsi e a contendersi giocatori che neanche se vivesse 26417532615 vite riuscirebbe a comprare realmente. Non ci interessa neanche che il giorno dopo aver dormito 3 ore (ma essersi aggiudicato Del Piero non ha prezzo) sia rincoglionito al lavoro e non faccia che lamentarsi con NOI per il maliditesta-emicrania-ascesso improvviso-martellante.

Vi dirò, possiamo anche soprassedere al fatto che debba essere aggiornato su ogni singola partita giocata oramai in ogni singolo minuto della giornata 7 giorni su 7 (il che diviene incompatibile con chiunque abbia un’ insulsa normalissima mediocre vita). Quello che a noi povere martiri dai tacchi a spillo manda in bestia davvero, quello che nessuna donna riuscirà mai a sopportare nei secoli dei secoli amen, che continuerà a dividerci, creare discussioni, problemi e lagne femminili, è quel secondo, spesso maldestramente collocato nella tarda mattinata, proprio quello in cui si sta per mettere il piede fuori di casa per uscire e godere di una delle ultime giornate di sole al mare o proprio quello prima di fare quella cosa che aspettiamo da un’intera settimana di lavoro, per la quale la sua presenza (stranamente) è strettamente necessaria. E’ proprio il momento in cui nel suo cervello si innesca un meccanismo dalle controverse origini; lui si ferma di scatto, gli si blocca il respiro, ci fissa, e con lo sguardo di chi si sia appena ricordato di aver dimenticato la madre al supermercato la settimana scorsa, esclama: “NO AMO’, ASPETTA, DEVO FARE LA FORMAZIONE!”

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